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Fiorentina, Chiesa: “Se valgo 60 milioni? Esagerato…”

Fiorentina, Chiesa: “Se valgo 60 milioni? Esagerato…”

Da giovane promessa a stella del calcio italiano. La scalata di Federico Chiesa è stata rapida e incessante. Il figlio d’arte s’è fatto indipendente, punta a superare il padre. Lo dicono i numeri, lo confermano le prestazioni e lo certificano le cifre: il valore di Chiesa al momento si aggira sui 60 milioni.

Una cifra importantissima, che può spaventare i possibili acquirenti e soprattutto il diretto interessato, che in un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport ha voluto un po’ frenare l’eccessiva frenesia: “Valgo 60 milioni? Io penso solo di dover dimostrare sempre il mio valore, anche se questi numeri mi paiono un po’ esagerati. La mia unica priorità è far vedere, domenica dopo domenica, chi è Federico Chiesa. Ora la mia testa è tutta per il Cagliari. Vedendo mio padre giocare, non nascondo che speravo anche io di arrivare ad esordire nel calcio che conta. Io ora sono felice qui, alla Fiorentina. Chi prendo per 60 milioni? Datemene qualcuno in più… perché altrimenti per un top player mica bastano. Per 200 mi prendo Mbappé”.

“La Nazionale? Questa è un’Italia giovane, c’è ancora tanta strada da percorrere. La mia priorità è unicamente quella di farmi trovare pronto dal ct: io non mi sento né un titolare né un pilastro, voglio solo dimostrare di meritare l’azzurro e lavorerò per far sì di poter festeggiare la prossima convocazione. Mancini sta dando inizio adesso ad un nuovo progetto. Ci ha sempre detto di giocare tranquilli e leggeri, senza pressioni. A Di Biagio devo invece il mio esordio in azzurro, è stato lui a portarmi agli Europei Under 21″.

“Io re del dribbling? È un pregio, così come i falli che subisco fanno parte dl gioco. Sto dove l’allenatore mi chiede di stare e Pioli, destra o sinistra non fa differenza. Anche in Nazionale, il cross per Bernardeschi l’ho inventato da sinistra, quello per Insigne da destra”.

“Astori? Davide per tutti noi era IL capitano, uno da 110 e lode in campo e fuori. Legava tutto lo spogliatoio. Quando arrivò Hugo in ritiro, nonostante non parlasse una parola d’italiano, era lui, a gesti, a fargli capire che cosa chiedeva l’allenatore, così come con i francesi. Ogni volta che arrivava un nuovo giocatore, dopo essere stato aggiunto alla nostra chat su Whastapp, era sempre suo il primo messaggio con scritto, “Ciao, benvenuto”. Quando io sono entrato per la prima volta al centro sportivo, ricordo ancora che c’erano lui e Bernardeschi. Fu Davide il primo a salutarmi. A tavola, ho sempre avuto il posto accanto al suo perché lui mi fece sedere lì. Quel posto lì è rimasto il suo: Davide è sempre con noi”.

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