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Milan, Leonardo: “Ibra? Ci ho pensato…”

Milan, Leonardo: “Ibra? Ci ho pensato…”

Il prossimo acquisto Paquetà, l’idea Ibrahimovic e il futuro rossonero. Tanti i temi toccati da lenoardo, protagonista del premio “Nils Liedholm”, presso il Golf Club Margara di Fubine, in provincia di Alessandria. Queste le parole del dg rossonero: ““Com’è Paquetà? – gli chiedono sin dal primo momento -. Prima di questo, ringrazio Nicola Roggero per il bellissimo discorso che ha fatto, iniziato e finito con il riferimento a mia madre, fondamentale per me. Il racconto è quasi sempre più bello della realtà. Cerco di andare punto per punto, giocosamente: il giapponese non è facile, diversamente da altre lingue. Ho vissuto lì e riesco a comunicare bene. Sono molto felice di essere qui, penso sempre che nella vita si debba essere rispettosi ed educati: anche se, per me, è stato comunque importante uscire anche da questa fase, quella del bravo ragazzo”

Liedholm aveva grande ironia, io sono più pragmatico e più diretto: ringrazio Carlo (il figlio, ndr) per avermi scelto. Il momento in cui abbiamo ricordato Senna è stato molto forte: non vincevamo un Mondiale da 24 anni e nessuno credeva in noi. Senna ci disse qualche mese prima che lui o noi avremmo vinto il 4º titolo mondiale tra F1 e calcio. La partita che giocai con il San Paolo, nel giorno della sua morte, fu surreale: quasi tutte le partite finirono 0-0, nessuno aveva voglia di attaccare, giocare. Quanto al palmares sono stato fortunato: ho giocato con grandi campioni come Zico, Bebeto, Romario. Nils purtroppo non riuscì a vincere un campionato del mondo. Quella di oggi è una giornata che non dimenticherò”.

“Sin da ragazzo non son mai riuscito a dire di no a nulla, volevo fare tutto: penso che il giocatore e l’allenatore vincano le partite, le società i campionati. La società deve avere una visione a lungo termine al contrario dei calciatori, deve essere più continua è regolare, anche nei rapporti, avendo le tue idee e portandole avanti. Un allenatore o una squadra vivono il quotidiano, sono legati a un risultato diretto o alla mancanza di maturità: vivere il campo mi è comunque piaciuto tantissimo”

“Un allenatore è legato ai risultati nel breve termine, una dirigenza nel lungo termine: ho fatto 6 anni come assistente di Galliani e quella è stata la mia vera università, più che la laurea ricevuta a Venezia nel 2009. Oggi tante volte penso ci voglia una partecipazione effettiva: all’estero le società sono spesso state aziende, in Italia più alle famiglie. Ora si sta camminando verso società-aziende anche qui”.

“Tante società investono tanti soldi ma non riescono a vincere perché manca l’altra parte: tradizione, valori ed emozioni credo facciano girare un po’ tutto. Se andiamo a vedere gli ultimi 50 anni di grandi cicli, c’è l’Ajax di Cruyff, il Milan di fine anni 80 e inizio anni 90, il Barcellona e poi il Real. Lato blaugrana c’è il senso di appartenenza per essere Catalano, l’Ajax era una squadra di amici, il Milan era legato ad una certa filosofia aziendale…Il valore di una società non è solo legato al bilancio, ma anche all’emozione che produce”

“Giovani? Il Barcellona ha fatto della sua cantera una fortuna. Il Milan ha vissuto una situazione non semplice negli ultimi anni, ma in prima squadra ci sono tanti giovani italiani e questa è una dimostrazione di ciò che può essere il settore giovanile. Trovare oggi il legame e il senso di appartenenza di un ragazzo per il club in cui gioca non è semplice, dobbiamo dare rapporti e qualità, e se non ci riusciamo abbiamo sbagliato tutto. Il calcio è diventato talmente importante che anche un ragazzo di 15 anni diventa guida e fortuna di una famiglia: dobbiamo dare i ragazzi al senso di appartenenza e un percorso chiaro da fare”.

“Nella mia vita è stato sempre difficile fare programmi, ho avuto solo situazioni positive e mi sono lasciato trascinare: se penso un po’ alla mia vita è tutto legato alle emozioni, sono andato in Giappone perché ero molto legato a Zico, e lui era là. Con il Milan ho una storia d’amore, sono stato qui 4 anni e decisi di smettere tornando al San Paolo. Poi mi chiamò Galliani per andare in Croazia e celebrare l’addio al calcio di Boban. Tornando a Milano poi mi chiamò Berlusconi e mi disse: “Sei mio amico? Allora resta con noi”. È così restai nel 2003, diventando poi assistente di Galliani: abbiamo creato Fondazione Milan”

“Più avanti sono diventato allenatore, non me l’aspettavo e inizialmente non volevo, poi con grande stima è successo. Sono andato all’Inter per tanti motivi, c’erano tanti brasiliani quando arrivai al Milan, come Ronaldo, e riuscii a star lui vicino. Moratti apprezzò molto questo, ho condiviso tanti progetti con la figlia Carlotta per Inter Campus, e così ho costruito la mia avventura lì. Successivamente sono tornato qui, e tutte queste storie come ho già detto si basano su emozioni”.

 

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