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De Rossi: “Non sarò un peso. Il futuro? Saprei fare solo l’allenatore”

De Rossi: “Non sarò un peso. Il futuro? Saprei fare solo l’allenatore”

Un possibile futuro da allenatore, quando deciderà di lasciare la Roma per cui non vuole essere un peso. Ha le idee più o meno chiare De Rossi, anche se non sa ancora quando sarà il momento di dire basta. Il capitano giallorosso si è raccontato al Trigoria Night Show, toccando vari temi, senza mai essere banale, come al solito: “Quando ho detto “Farò questo lavoro”? Non subito, è un momento arrivato dopo, almeno per me. Adesso è un po’ cambiato, i ragazzi di 12-13 anni hanno il profilo social con il logo depositato e non so quanti milioni di follower.

Da noi non avevi la percezione che saresti potuto diventare un campione perché eri un bambino, avevi fatto delle cose buone prima, io all’Ostia Mare, ma come arrivi qui ti rendi conto che sono forti tutti come te, la competizione aumenta e non c’era quello sbocco mediatico che ti poteva far pensare “Mamma mia mi sa che sto diventando un calciatore“.

Se potessi tornare indietro rigiocherei quel Roma-Sampdoria, magari mi metterei in marcatura a uomo su Pazzini. È la gara che ci poteva dare quel trionfo che questa squadra avrebbe meritato.

Di partite da rigiocare ce ne sarebbero anche altre, anche in quella stessa stagione, se ne avessimo vinte altre non avremmo avuto bisogno di quei tre punti con la Samp. O in diverse altre stagioni avrei potuto alzare qualche trofeo vincendo partite giocate a marzo-aprile e sono sembrate meno fondamentali di quella. La stessa Liverpool-Roma: una partita che avevamo iniziato benissimo e poi è finita con uno scarto troppo grande rispetto a quanto dimostrato in campo.

Una partita che vorrei rigiocare per rivivere un momento bello? Non lo so.

Dico sempre questa frase quando finisce una partita e la dico sia se vinciamo in casa contro l’ultima in classifica sia quando andiamo in trasferta e andiamo a San Siro: “Ma quanto è bello vincere?“. Dopo aver vinto i dolori, gli affaticamenti, la fame, la sete, lo stress, finisce tutto.

La criosauna? Come le camere di Trigoria, il cancello e i campi, è cambiato un po’ tutto quanto nel mondo del calcio. Un giorno ti buttavi dentro un bidone col ghiaccio, ma servono soprattutto quando hai tante partite una attaccata all’altra. Ne ho fatta una in Francia all’Europeo, dieci volte più grande di questa, era una stanza intera.

I primi secondi pensi di morire, credo arrivi intorno ai -150 gradi. La criosauna preghi, piangi. Questa è più sopportabile, hai mezzo busto fuori. L’altra guardi solo quanto manca. Dicono serva ma io non lo so (ride, ndr), alla fine se dormi bene, mangi abbastanza, ti alleni bene e fai prevenzione, questo ti aiuta.

Tutto insieme allunga la carriera, anche se un calciatore se la allunga da solo. In me ho visto un cambiamento radicale nell’affrontare la nostra professione. Non che prima facessi cose strane o ore piccole, ma ci stai più attento e sai quello che puoi fare e non puoi fare, sai quando puoi sgarrare e quando stare a stecchetta.

Ti ritrovi tutto dopo, non è un caso che stia facendo così bene negli ultimi anni. Ho avuto più cultura del lavoro anche nelle piccole cose. Sono sempre stato un professionista serio e legatissimo a questo lavoro, ma adesso lo faccio con più conoscenza.

Il futuro?

Oh, iniziate ad abituarvi all’idea, non manca tantissimo. Tanti mi dicono per strada che senza di me e Francesco siamo rovinati, ma la Roma va avanti. E’andata avanti dopo Di Bartolomei, Conti, Giannini, Falcao, dopo le peggiori partite perse e delusioni. Stiamo andando avanti anche senza Francesco, che è forse la cosa più dolorosa da fare per un tifoso della Roma, figuratevi se non si può superare il post carriera del sottoscritto.

Il post carriera? Sono molto volubile. Se mi fa male il ginocchio per cinque giorni di seguito, penso che voglio smettere e dico a mia moglie che questa estate ce ne andiamo in vacanza per tre mesi, perché non si può sentire dolore tutti i giorni. Appena sto bene, penso subito alla prossima gara, la Spal poi il Cska.

Sono volubile da questo punto di vista come lo sono tutti i calciatori. Ma sono coerente, non voglio fare figuracce, non voglio essere un peso, non voglio essere qualcosa che toglie, per ora non lo sono. Ho già le idee chiare sui prossimi anni. Non lo dico mai, lo tengo per me, in questo caso sono egoista e mi tengo la libertà di poter cambiare idea.

Il mio corpo mi sta dicendo qualcosa, ma finché non si vede in campo ed è un discorso di fatica fisica nel reintegrarsi dopo tre giorni che hai giocato una partita, lo accetto tranquillamente. Quando vedrò che dopo tre giorni che ho giocato i dolori saranno talmente tanti che in campo andrò più piano del centrocampista che ho di fronte o accanto, quello è il momento di alzare la mano e sono sicuro che tanta gente mi riconoscerà l’impegno che ho sempre profuso per questo gioco.

Se farò l’allenatore? Ho grande passione per questo sport, per questo lavoro. L’unica cosa che mi vedo in grado di fare è l’allenatore. Dovrò capire se avrò quella voglia di sottoporre la mia famiglia allo stress dei risultati, del cambiare città, della lontananza o se ti seguiranno, avranno un papà che sta sempre in ritiro. Questo mi spaventa, dopo 24 anni di questo lavoro, farne altri 24 a questi ritmi. A oggi non so quante altre cose so fare, dovrei studiare, non mi spaventa, dovrei scoprire altre passioni. Rimanere nel calcio mi sembra una cosa logica, poi si vedrà. Devi anche essere capace, conoscere il calcio e riconoscerlo, una cosa che mi attribuisco anche quando vedo una partita, vuol dire tutto tranne saper essere un bravo allenatore. Un allenatore deve fare molto altro, deve fare tutta un’altra serie di cose non sempre legate al cambio, alla formazione o all’allenamento. E’ un lavoro complesso e non ho la presunzione di dire che sarò capace. Dovrò imparare, ma un po’ di passione ce l’ho.

Se non avessi giocato a calcio? Le nostre vite sono talmente condizionate da questo lavoro sin da quando siamo piccoli, che non sai che sbocco avrebbe potuto avere la tua carriera scolastica o quella facendo un altro lavoro. Mi piacciono le lingue e viaggiare, ho un amico con un’agenzia di viaggi e lui va a conoscere realtà che temo io non vedrò mai, specialmente se continuerò a fare questo lavoro, non avrò il tempo materiale per andare a visitare ogni Paese che mi piacerebbe andare a vedere.

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