La Lazio sale al quarto posto

La Lazio torna in lotta per la Champions dopo la sconfitta del derby battendo la Sampdoria: merito soprattutto di Felipe Anderson, che dopo le recenti critiche esce finalmente fuori con tutta la sua forza atletica e la sua ablità tecnica.
Milinkovic era stato usato in una doppia veste tattica, nei primi 25′ agiva alle spalle di Immobile in modo da disturbare l’impostazione della manovra da parte di Torreira, con Biglia che si occupava di andare su Bruno Fernandes, cioè la fonte di gioco doriana più avanzata. Poi però Inzaghi ordinava a Biglia di tornare nel cuore della manovra ché altrimenti sarebbe partita sempre da Wallace (perdonato dopo lo svarione-choc del derby), e a Milinkovic di assistere più da vicino Immobile. Con questa mossa la Lazio acquistava una maggiore capacità di pressione, di circolazione palla e forza d’urto centrale.
Dopo il perfetto cross per l’inzuccata di Milinkovic, arrivava una opportunità per Immobile, in precedenza beccato sempre in fuorigioco, che con una acrobazia in mezza girata obbligava Puggioni a una prodezza in tuffo che rimandava solo di un minuto e mezzo la seconda capitolazione. Stavolta l’iniziativa è di Parolo che arriva bello lanciato dal centrocampo e sull’uscita di Skrinjar scarica sulla destra e poi prosegue la sua corsa verso la porta dove viene raggiunto dalla perfetta chiusura del triangolo operata da Anderson: un passaggio al bacio che Parolo deve solo toccare.

Giampaolo reagisce inserendo la terza punta, Schick al posto di Barreto (56′) dopo che nell’intervallo aveva lasciato negli spogliatoi Bruno Fernandes rimpiazzato da Praet. Quando si fa male Biglia (65′) anche Inzaghi modifica il suo assetto inserendo Keita e ordinando a Parolo e Lulic di stringersi in mezzo al campo in modo da sorreggere i tre paggetti di Immobile. Il quale nel frattempo aveva fallito il 3-0 a tu per tu col portiere (bravo Puggioni nell’uscita, comunque) e al 25′ sbaglia la conclusione mancina dopo aver evitato in dribbling la disperata chiusura del portiere blucerchiato. Marchetti non ha potuto rientrare dall’intervallo e il suo sostituto si è messo in mostra al 28′ parando sia pure in due tempi un perfido rasoterra di Quagliarella su punizione dai venti metri. L’occasione più nitida, o meglio l’unica palla gol, costruita dalla Samp in un secondo tempo condotto con spirito garibaldino e le tre punte (Schick si è confermato un elemento interessante) contro una Lazio che ha comunque avuto per due volte con l’ex genoano Immobile le opportunità di chiudere la contesa. Ma Immobile ha evidentemente deciso di proseguire nel suo digiuno (è a dieta in campionato dal 30 ottobre) mentre i suoi compagni hanno sfogato la fame repressa nel derby addensando una Samp che non perdeva in casa dal 18 settembre (Milan, unico stop) ed era in serie positiva da cinque giornate. Certo la legnata da fuori area di Schick (un ’96) h addolcito un pizzico l’amarezza, però la Lazio non ha rubato i tre punti.

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