Vanessa Ferrari e l’incubo del quarto posto

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Dopo quattro anni si ripete l’incubo per Vanessa Ferrari.

Giochi Olimpici, ultimo giorno di gare per la ginnastica artistica. Finale al corpo libero, Vanessa si presenta col terzo punteggio di qualifica. Al termine della competizione è quarta, giù dal podio.

Successe a Londra, nel 2012, e pochi giorni fa, a Rio de Janeiro è successo di nuovo.

Per la ginnasta azzurra sfuma così il sogno di conquistare una medaglia olimpica, l’unico riconoscimento che mancava al suo ricco palmarès (5 medaglie ai Mondiali, 10 ai Campionati Europei, 8 in Coppa del Mondo).

Quattro anni fa, alle Olimpiadi di Londra, la delusione fu fortissima. Non dimentichiamo infatti che la Ferrari finì quarta pur totalizzando lo stesso identico punteggio di Alija Mustafina, a cui invece venne assegnato il bronzo. Il regolamento olimpico non ammette che ci siano dei parimerito, dunque venne premiata la russa che era stata giudicata migliore nell’esecuzione, mentre Vanessa aveva portato in gara un esercizio dal più alto coefficiente di difficoltà. Una vera e propria beffa che mosse non poche critiche nel mondo della ginnastica.

Nell’ultimo quadriennio poi, i problemi al tendine di Achille hanno sempre continuato a tormentare la nostra campionessa, che con una tenacia straordinaria ha stretto i denti e ha continuato ad allenarsi. La voglia di riscatto era tanta, Vanessa desiderava con tutta se stessa salire su quel podio olimpico.

E così tra mille terapie, e duro lavoro in palestra, arriva finalmente il momento della partenza: destinazione Rio, Olimpiadi 2016.

A dieci anni di distanza dal titolo mondiale (Aarhus 2006) Super Vany rispolvera il “Nessun dorma” di Puccini, colonna sonora che appunto l’aveva accompagnata durante la storica impresa.

In fase di qualifica Vanessa fa un esercizio eccezionale e vola in finale col terzo punteggio in classifica. Il coronamento del sogno sembra vicinissimo, quasi tangibile.

14 Agosto 2016, è il giorno della verità. La Ferrari sale per ultima all’attrezzo; prima di lei le americane Biles e Raisman hanno eseguito due routine magistrali, inarrivabili, ma per il bronzo è ancora tutto da giocare.

L’azzurra si presenta ai giudici e si posiziona sulla pedana del corpo libero. Parte la musica, prima diagonale: tsukahara avvitato, molto buono. Seconda diagonale: doppio salto teso, l’arrivo è perfetto. Tsukara semplice in terza diagonale, la tensione è altissima e Vanessa atterra col busto leggermente in avanti. A seguire c’è la parte coreografica: giri, salti artistici tra cui il “Ferrari” (elemento da lei ideato), tutto eseguito nel migliore dei modi. Manca solo l’ultima diagonale, Vany raggiunge l’angolo del quadrato e respira. Rincorsa, rondata, flic, doppio carpio, ma l’arrivo è impreciso e la ginnasta è costretta a fare due passetti indietro.

Quei due piccoli passi Vanessa non potrà mai dimenticarli, due passi fatali che anche stavolta la collocano ai piedi del podio. Medaglia d’ oro per la Biles, argento alla Raisman e il bronzo va alla britannica Amy Tinkler.

Impossibile trattenere le lacrime, il tecnico Enrico Casella abbraccia forte la sua allieva.

Molto probabilmente la lunga carriera di Vanessa Ferrari finirà qui, lo ha già annunciato, anche se solo ufficiosamente. La ginnasta italiana più forte di tutti i tempi ha dato il massimo e ha sempre lottato a testa alta, con umiltà e immensa passione. Non sarà di certo una medaglia di legno a sminuire il suo talento e tutto ciò che ha fatto per il movimento ginnico nazionale.

Francesca Maggiolini

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